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1. Actius Sincerus Sannazarius (Napoli, 1457-1530). Ha scritto poesie in latino (epigrammi ed elegie, il poema De partu Virginis) e in italiano le Rime e l’Arcadia, romanzo pastorale.

L’epigramma “Amphitheatrum” è riportato in Descrizione dello stato antico e moderno dell’anfiteatro campano di M. De Laurentiis.

Amphitheatrum

Dicite semidei, silvarum numina, Panes,

et si qua adventu es nympha fugata meo:

cui licuit tantas saxorum evertere moles,

quas iam disiectas vix remora alta tegunt?

Hisne olim sueta est cuneis Campana iuventus

Amphitheatrales laeta videre iocos?

Nunc ubi tot plaususque hominum, vocesque canorae,

tot risus, tot iam gaudia, tot facies?

Scilicet, heu fati leges! Rapit omnia tempus:

et quae sustulerat, deprimit ipsa dies.

 

Dite oh Pani, semidei, dei delle selve se celate i grandi ostacoli

e se in qualche modo oh ninfa tu sei stata messa in fuga dal mio arrivo:

grazie alla quale si è potuto sconvolgere pietre così gigantesche

che oramai sono a malapena disperse?

Forse che, per queste cose, talvolta i giovincelli sono soliti

guardare scherzi anfiteatrali sui cunei della Campania fertile?

Dunque, quando provocherà degli uomini tanti applausi e voci

melodiose, tanto ridere, già tante di gioia manifestazioni?

Nientemeno, ohimè che le leggi del fato! Il tempo rapisce

tutte le cose: e aveva resistito a queste ma le medesme deprimono

i giorni.

2. Alessio Simmaco Mazzocchi (S.Maria di Capua 1684- Napoli 1771), ha composto circa opere venti in latino su argomenti epigrafici, teologici, archeologici. È stato canonico del Duomo di Napoli e lettore di Sacre Scritture nell’ Università di Napoli e antiquario.

L’ elegia “De Amphitheatro” è contenuta nel In mutilum Campani Amphitheatri titulus commentarius, Napoli 1727.

(non viene riportato il testo per intero, ma solo parte dei versi utilizzati a commento delle fotografie, mentre nelle parentesi tonde è possibile trovare il completamento del verso non utilizzato ma necessario alla traduzione)

 

De amphitheatro

[]

Cernere iam videor rictu indignente leones,

audire atque ursos, ac genus omne feras

frendere, (et indomito spumas agere ore cruentas).

Vae, fontes animae, quas fuga nulla manent!

[]

Verum olim haec fuerint.

[]

(Nec caveae de mole super), nisi triste cadaver,

(et bustum, cineri quod parat ipsa suo), est.

[]

Adesso mi sembra di vedere i leoni con le fauci spalancate,

di sentire anche gli orsi, e ogni tipo di belve digrignare

i denti, e di avvicinarmi alla rosso sangue saliva delle selvagge belve.

Ahimè, oh sorgenti dell’anima, che il tempo non preserva per niente!

[…]

Senza dubbio una volta queste saranno state.

[…]

E non ci sono nemmeno le cavee a ricordar la maestosità dell’edificio,

rimane tristemente solo il cadavere e le sue ceneri –così come aveva deciso.

Elena Denisa Alexandru 2C


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