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ADDIO

Addio, alte mura, che sorreggete il paese, a tratti malridotte, per indicare la vostra senescenza, ma ancora forti, protezione dai pericoli, addio a voi, che, costruite dai nostri antenati, rammentate, a chi è cresciuto sotto la vostra imponenza, le proprie origini, e che avete fatto da sfondo ai miei più bei ricordi d’infanzia. Addio a te, oh mia dolce casa! Quante volte ho pianto per te, per paura di vedere il mio riparo dal mondo implodere sotto i miei occhi, è vero, sei la mia protezione, ma allo stesso tempo il pericolo più grande per me. Tante volte ci siamo ritrovati a scappare da te, poiché temevamo che le tue pietre potessero farci del male! Proprio quelle pietre, simbolo d’orgoglio ma anche di timore, ricorderò con più tristezza. Nelle tue stanze ho mosso i primi passi, sfoggiato i più bei sorrisi, e versato le più amare lacrime. I tuoi odori rimarranno sempre impressi nella mia memoria, e li cercherò in altri luoghi, per sentirmi più a casa, o per lo meno provarci. Addio, mia tanto desiderata cameretta, luogo in cui ho nutrito le mie passioni, fatto le più belle scoperte, ma soprattutto, luogo di mille sogni. Desideravo che un giorno avrei varcato la soglia della porta, mi sarei gettata sul letto, e guardando il soffitto, avrei potuto dire di aver completato il mio primo importante percorso di studi, ma così, purtroppo non sarà.

Addio stradina, che colleghi il mio paese da un’estremità all’altra, di nuovo addio stradina in rovina, sui cui ho gattonato, sono caduta, ed ho finalmente camminato. Ti conosco più delle mie tasche, mi hai vista passeggiare sostenuta dalla forte mano di mia nonna, camminare con lei senza bisogno d’aiuto, per poi sorreggerla con tutte le mie forze, ed infine, mi hai osservata accompagnarla nel suo ultimo viaggio, immersa nel dolore più lacerante. Mi hai nascosta quando giocavo con tutti gli altri bambini a nascondino, mi hai rafforzata ogniqualvolta, correndo, cadevo, ed il tuo asfalto mi sbucciava le ginocchia. Ma forse tu mi conosci di più, ti ho percorsa ogni giorno, per due volte al giorno, sotto la pioggia, la neve, o con il tepore del sole, per andare a scuola, o semplicemente alla fermata dell’autobus, e di volta in volta, ritornando, mi vedevi cresciuta, se non fuori, di certo dentro, come persona.

Addio piazzetta, luogo che rimane nel cuore di tutti coloro che sono cresciuti sui quei sampietrini, che da bambini, almeno una volta, si sono aggrappati alle catene del tuo monumento, e, reggendosi al recinto in ferro intrecciato, hanno osservato la meravigliosa fontana, ricca di monetine e pesciolini rossi. Qui ho vissuto i momenti migliori con i miei amici, mi sono innamorata per la prima volta. Sulle tue panchine in legno, all’ombra, sotto i forti rami dei tuoi alberi, ho letto pagine di mille libri e, sulle stesse panchine, ho trascorso intere notti d’estati ormai passate, che rimembro con nostalgia.

Addio monte Machielone, fondamento della Rocca di Posta, le cui fondamenta custodisci con gelosia e premura. La tua soffice erba ha fatto da tappeto alle nostre lunghe scampagnate, ogni Pasquetta tutti noi Apositani ci riunivamo sotto i tuoi imponenti pini, per sentirci più vicini, più in famiglia. Quante ore trascorse sdraiati su quei vecchi teli, ad ascoltare i racconti dei più anziani riguardo alla guerra, quando, anche in quella occasione, hai rappresentato il luogo più sicuro in cui rifugiarsi. Fu un gran dolore vederti in fiamme in quell’afoso giorno estivo, ma neanche il fuoco riuscì a distruggere il tuo verdeggiante bosco, e tutt’ora, con quasi tutta la rigogliosità di prima, proteggi il tuo caro paese dai venti e dalla pericolosa diga.

Addio Posta, mio paese natio, in cui desideravo esser sposa, mamma ed infine ritornare ad essere polvere tra la tua terra. Il mio più grande dolore è lasciare te, cosa me ne faccio del mondo moderno e delle opportunità, se non mi sento a casa?!

La vita mi ha donato la fortuna di poter crescere respirando la tua aria pura, correndo tra le tue sicure stradine e frequentando la tua gente genuina. Desideravo uscire dalla piccola chiesetta con l’abito bianco e crescere i miei figli tra le stesse strade in cui sono cresciuta io, senza il timore di alcun pericolo.

Addio, Posta!

Alessandra Camponeschi VC

 

         
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