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RESPIRO

Concorso Letterario “Diverso da chi?“

Primo Classificato - Sezione A

Io sono un atomo di O, io sono Ossigeno, sono stato scoperto, studiato da poco, nell’eternità del tempo che ho vissuto è da un battito di ciglia che vi siete resi conto che dovete a me la vostra sopravvivenza sul pianeta. La mia vita di atomo immortale mi ha permesso di superare tutte le ere umane e durante innumerevoli giornate ho imparato a capire il senso della mia e della vostra esistenza.

Un giorno volo nell’etere di un ospedale, afflitto più che mai poiché la mattinata sembra non trascorrere, sentendomi profondamente sottovalutato perché tra noi atomi vige una gerarchia che si è creata a causa di voi umani, e questa non è altro che la tavola periodica nella quale ci avete messo a nudo, e tutti noi così irrimediabilmente palesati ci sentiamo scoperti delle nostre più intime caratteristiche, e allora ecco che tutti puntano il dito contro questo o quell’elemento nel bene o nel male. Questa vostra tendenza ad ordinare ci classifica, eppure per noi che viviamo secondo le leggi non scritte della natura non esiste bene o male, non vi sono differenze poiché la nostra vita di costante trasformazione ci porta a considerare ugualmente importante ogni nostro compagno elemento.

E bene, quel giorno non ho voglia di incontrare alcun umano a causa della vostra ossessiva necessità di differenziare il visibile e l’invisibile. All’improvviso però sento un gran trambusto provenire dalla sala parto, vedo una donna in procinto di dare alla luce un bambino e lo scopo della mia vita si palesa in me, vengo ammaliato dall’idea di essere il primo atomo respirato dal nascituro perché in fondo se è su questa Terra allora è uguale a me e la sua vita è importante quanto la mia; dunque commosso e pieno d’orgoglio mi avvicino alla bocca del bimbo appena nato e mi faccio inalare insieme ai miei simili. Forse proprio per primo lui respira me, e piange, e vive, e anch’io piango e mi rendo conto di aver permesso la vita.

Mi trovo nel corpicino del neonato ed ammaliato divento parte dello scambio della respirazione umana legandomi ad un mio compagno atomo di ossigeno e ad un atomo di carbonio. In seguito, usciamo dal corpicino del bimbo sotto forma di anidride carbonica, una molecola che purtroppo non ha buona fama.

Qualcosa però accade fra noi, un istinto comune ci guida, svolazziamo fuori dall’ospedale, ci sentiamo fortemente attratti dal panorama: uno scenario di alberi ricoperti da rami e foglie ricche di clorofilla.

Noi, nati da un respiro, vogliamo continuare a far respirare.

La nostra molecola viene accolta da una foglia di un albero. È pieno giorno, entriamo nella pianta, tutto è virente, celluloso, fibroso. Trovo delle incredibili somiglianze con il corpo del bimbo che mi ha ospitato, percepisco la stessa energia vitale che la prima volta mi ha incantato, mi sento trasportato da un flusso naturale, mi sento ingranaggio di una macchina autosufficiente, mi sento carburante insieme ai miei compagni.

Completata la fotosintesi clorofilliana torno ad essere un singolo atomo di ossigeno. Inizio a salire e analizzo il panorama sottostante di città e di mari, di uomini e di donne. Tanti atomi come tanti di voi umani proseguono incoscienti per la loro strada e non sembrano curarsi del mondo straordinario e delle persone che li circondano. Mentre salgo rifletto e provo compassione per l’ambiente inquinato da elementi chimici generati da reazioni che avete indotto voi credendo di essere diversi, più forti, pertanto nel giusto.

So che alcuni agenti inquinanti sono dentro di voi e che intaccano il vostro respiro. Io c’ero quando avete scelto che avreste investito in questo modo di fare economia, so che materialmente avete bisogno di sopravvivere e vi compatisco, so che come io ho bisogno di elettroni e voglio raggiungere la stabilità chimica nell’ottetto, così voi siete alla ricerca di denaro e di stabilità economica sotto un tetto a discapito di tutto e… di tutti.

Voi, piccoli come me, siete parte di un sistema diretto da una logica complessa. La mia però è una logica naturale, io e i miei simili siamo obbligati a sottostare a queste ancestrali regole, voi no, voi siete razionalmente dotati, siete in grado di poter protendere le vostre menti geniali verso obiettivi comuni insieme.

Salgo ancora di più fin quando formo una molecola di Ozono. Mi sento incredibilmente orgoglioso, poiché intuisco che essendo parte dell’atmosfera e proteggendo il pianeta dai raggi ultravioletti dello scottante Sole, permetto che la realtà continui ad esistere. Decido di rimanere qui dove posso rendermi utile e amare da quassù il vostro atomo opaco del Male.

La Terra è commovente, immensa ed insignificante allo stesso tempo. Da quassù ogni confine perde di significato, non si distinguono più Paesi, non ci sono divisioni ma una perfetta unione sferica.

Ormai sono tranquillo, ma mi accorgo che c’è poco distante da me il buco dell’ozono e la mia reazione di dispiacere e di responsabilità cosmica mi fa riaffiorare alla mente un pianto di vita, quello che mi ha spinto ad arrivare fin qui. Penso al mio bambino, vorrei essere dentro di lui, permettendogli di crescere in modo sano.

Decido di tramandare questa nostra, vostra storia, ed esorto tutti gli atomi a farne passaparola di molecola in molecola, di composto in composto. Faccio un respiro profondo, ho deciso: fra un po’ mi addormenterò, come ultima immagine impressa nel mio nucleo voglio che rimanga la straordinaria bellezza dell’effige terrestre, perché in fondo anch’io non sono poi così diverso da lei.

Ossigeno chiuse gli occhi. Gli altri atomi continuarono a raccontarsi la sua storia e quando si legavano, oltre agli elettroni e al raggiungimento dell’ottetto, puntavano ad ascoltare il seguito del racconto; alcuni di loro raggiunsero il tanto decantato bambino e raccontarono la storia di Ossigeno negli alveoli, nel sangue, nel cuore, e nel cervello del ragazzo.

Si dice che il bimbo di Ossigeno provasse verso questo elemento una stima grandissima e che abbia contribuito per tutta la sua lunga vita alla salvaguardia dell’ecosistema poiché per lui era nella scoperta della varietà che risiedeva l’emozione più grande: l’accorgersi che l’uguale e il diverso sono solo prospettive particolari da cui guardare l’interezza del mondo.

Si racconta infine che in punto di morte disse che ciò che aveva più amato era stato respirare, poiché questo è per tutti un bisogno comune e indispensabile da tutelare, e che era grato al suo primo e a quello che di lì a poco sarebbe stato il suo ultimo respiro.

 

 

         
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