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RIFLESSIONI SULLA DEMOCRAZIA ATENIESE

 

Nel II libro delle Storie di Tucidide, l’autore riporta il discorso tenuto da Pericle in occasione dei solenni funerali per i caduti nella guerra del Peloponneso, numerosissimi dopo appena un anno di conflitto tra gli eterni rivali Atene e Sparta. Pericle, quindi, deve motivare i suoi concittadini di fronte ad una guerra che si prospetta lunga e difficile e per questo coglie l’occasione per esaltare Atene, i suoi costumi, le sue leggi, i suoi principi etici e morali. Il λόγος ἐπιτάφιος, in realtà, costituisce un’occasione per parlare della democrazia ateniese, descritta come un modello che deve essere adottato da tutte le altre città della Grecia: Atene, scuola dell’Ellade (II, 41).

Sono tanti gli aspetti trattati, di questi ne affrontiamo soltanto alcuni. Nel discorso Pericle mette in risalto i punti cardine del governo ateniese, istituendo quindi impliciti confronti con quello spartano. Numerose sono le differenze, ma la prima sta, per Pericle, proprio nel modello di educazione dei giovani, il quale, al contrario di quello spartano, finalizzato principalmente alla preparazione militare, lascia una maggiore libertà agli adolescenti, basandosi anche sulla costruzione di una solida cultura e risultando altrettanto efficace, se non addirittura migliore.

Atene presenta una maggior apertura verso ciò che è il diverso, verso gli stranieri e soprattutto verso la loro cultura, le loro tradizioni, le loro etnie, al contrario invece di Sparta, che anche da questo punto di vista è più rigida e chiusa.

Ma Tucidide tocca anche altri aspetti, non necessariamente legati al confronto con Sparta. Tra questi l’autonomia di Atene, che può definirsi "autosufficiente", grazie alla fiorente economia, sia in tempo di guerra che di pace ed è quindi libera di potersi amministrare con una costituzione "che non imita le leggi dei vicini". Fondamentale il passaggio sulla povertà: gli ateniesi non giudicano una vergogna la povertà, è vergognoso invece il non fare nulla per rialzarsi da una tale condizione. La povertà inoltre non deve costituire un ostacolo: "se qualcuno è in grado di fare qualcosa di buono per la città, non ne deve essere impedito dall’oscurità della posizione sociale".

Infine, Tucidide pone l’attenzione sul perfetto equilibrio trovato tra la sfera pubblica e quella privata, impedendo ai cittadini di disinteressarsi della vita della città in nome dei loro interessi particolari. Un forte legame dunque creato tra stato e cittadini, anche attraverso occasioni di incontro, come l’istituzione di agoni poetici e feste religiose, eventi ai quali i cittadini erano incentivati a partecipare e che erano volti a favorire il benessere della città e la coesione sociale.

Claudia Ottaviani, 2B

 


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